Circa un mese fa, ho partecipato a un’assemblea della classe di mio figlio che frequenta le scuole elementari. Seduto in uno dei banchi, ascoltavo le maestre e mi guardavo intorno immaginando mio figlio in quella stessa aula: le sue espressioni, le sue domande, i suoi pianti e le sue risa. Pensavo a quanto possa essere piacevole per lui una giornata di lavoro in quell’ambiente colorato e vivo, con delle maestre motivate e pronte a mettere in campo capacità ed entusiasmo pur di tirar fuori il meglio da ogni singolo bambino e pensavo a quanto sia cambiato e maturato il mio piccolo ometto, quando improvvisamente l’occhio di bue si è acceso sul mio volto trovandomi imbarazzato e impreparato.

Parlando dei progetti e degli obbiettivi per l’anno in corso, una delle maestre si è soffermata su un progetto nato per sensibilizzare i bambini all’importanza della lettura e della scrittura in cui è coinvolta anche una libreria di Treviglio ed è a questo punto che improvvisamente mi ha coinvolto spiazzandomi:

“Per quanto riguarda il progetto  lettura – ha detto – uno degli obbiettivi di quest’anno, è quello di far capire ai bambini come si scrive un racconto ed è per questo che coinvolgeremo il papà di Luca”…panico!

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La maestra, vista la mia faccia imbarazzata, ha poi spiegato che Luca ha raccontato della mia passione per la scrittura e mi ha involontariamente coinvolto in questa cosa. Premesso che sinceramente mi fa piacere, il mio problema più grande sarà sicuramente quello di parlare davanti ad un pubblico che è una cosa che mi ha sempre messo in grande difficoltà (adulti o bambini non fa differenza). Passi la classe di mio figlio in cui tutti o quasi mi conoscono, ma a quanto ho capito, dovrò fare la stessa cosa anche in un’altra classe.

Cè  di più.

Andando verso casa dopo aver accettato con entusiasmo l’incarico mi sono chiesto:

“Ok, ma adesso io cosa racconto a questi bambini?” Tutto ciò che scrivo, in forma di romanzo, racconto o articolo, è sempre molto istintivo, un lampo un’idea che arriva improvvisamente e che altrettanto improvvisamente può scappare via per non tornare più se non mi affretto ad imprimerlo su un foglio. Non ho mai pensato di dover spiegare a qualcuno da dove partire, cosa evitare o quale schema utilizzare.

Inoltre ritengo che per spiegarlo ai bambini si debbano usare tecniche divertenti, che li sappiano coinvolgere senza annoiarli perché in caso contrario potrei fare più male che bene. Cosi mi sono messo a pensare e a fare un po’ di ricerche. Dopo aver fatto un mezzo buco nell’acqua in biblioteca, mi sono rivolto a un’amica scrittrice conosciuta fra le pagine di Facebook che mi ha dato alcune dritte e un paio di link che ho letto e che ho trovato molto interessanti. Il prossimo Step sarà parlarne con le maestre per organizzare poi  l’incontro…vi terrò informati sull’esito di questa stimolante esperienza!

TO BE CONTINUED…

Marco

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