Storia di chi fugge e di chi resta

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di Elena Ferrante

Leggendo “Storia di chi fugge e di chi resta”, si ha l’impressione di calarsi nella realtà vissuta dalle due protagoniste descritte e costruite con una cura non indifferente. Sono due donne partite dalla stessa povertà, dalla stessa miseria, ma che poi si sono calate in due realtà completamente diverse che le ha in qualche modo forgiate, ma hanno comunque continuato a tenere stretto quel sottile ed impercettibile filo che da sempre le ha unite e le ha portate talvolta anche ad odiarsi, pur continuando a cercarsi e ad avere bisogno l’una dell’altra. photographer-2133329__340Una storia emozionante che vi consiglio:

“Elena e Lila, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l’agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese.”

Marco

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“L’anima non si arrende”                                                          Il mio ultimo romanzo

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Stralci

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“Era forte allora, aveva il mondo in tasca, aveva la situazione in pugno e guardava la sua vita riflessa dentro gli occhi di quell’uomo che amava e da cui non si sarebbe mai staccata..”

Tratto da:  In equilibrio sopra la follia

Marco Conti (2009) Statale 11 Editore

 

“Storia di chi fugge e di chi resta”   Leggi e commenta il mio articolo che apparirà    LUNEDI’ 20 MARZO sul sito marcoscrive.wordpress.com

 

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Ho chiamato mio figlio

“Ho chiamato mio figlio” è un racconto che ho scritto per il concorso di PLOT MACHINE di  RADIORAI 1.capture

Il tema era: “La fotografia ai tempi del selfie”….buona lettura.

Marco

Ieri ho chiamato mio figlio: guardando una sua fotografia scattata al mare quando era bambino, ho provato un’emozione forte, mi è parso di udire in lontananza la sua voce confondersi col rumore del vento, col ruggito del mare; mi è parso di sentire l’odore della salsedine e di quelle giornate lontane. L’ho sentito scappar via da me per correre incontro al suo destino ed allora l’ho subito chiamato. Il telefono squillava libero. Nessuna risposta. Gli ho scritto un messaggio:

-Ciao Andrea Come stai? Ho voglia di vederti.-

Poco dopo Andrea risponde con un suo selfie ed un messaggio ironico a cui rispondo fotografando e postando quella stessa fotografia.

-Che effetto ti fa?- gli chiedo.

-E’ una fotografia come tante, preferisco queste. -Mi invia una serie di fotografie fatte col suo cellulare. Le scorro come spesso mi accade curiosando nella sua pagina Facebook e torno a chiedergli:

– Queste fotografie che effetto ti fanno?-

– Che effetto vuoi che mi facciano?- risponde -Alcune non ricordo neanche di averle scattate, ne ho talmente tante.-

-Peccato.-

-Peccato cosa papà?-

-Peccato perché le tue fotografie probabilmente non ingialliranno mai e verranno viste e condivise in continuazione, ma forse non porteranno con sé profumi, suoni e ricordi.-

Nessuna risposta da Andrea. Poi il suono che aspettavo e che mi fa sussultare. Andrea posta una fotografia e scrive:panorama-2035450__340

-Questa è la mia preferita per il tramonto che abbiamo alle spalle e per il tuo abbraccio che ancora mi scalda. Ti voglio bene papà.-

Marco Conti

 

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…gli scrittori sono minatori…

season-1985856__340“….gli scrittori sono minatori che si calano nelle gallerie dell’animo umano per attingere quei nodi di luce comuni a tutti, anche se non tutti ne hanno conoscenza….”
Iaia Caputo
“Era mia madre”

 

 

“Ho chiamato mio figlio”   Leggi e commenta il mio articolo che apparirà LUNEDI’ 13 MARZO sul sito marcoscrive.wordpress.com

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Carnevale a Treviglio

Sabato 25 febbraio alle 15.30 a Treviglio è letteralmente scoppiato il carnevale. Chiunque si sia trovato nel centro storico o nei pressi della circonvallazione della nostra bella cittadina intorno a quell’ ora, non può che essersi fatto contagiare dal clima di festa e di gioia che ha inondato ogni singola via del centro. A farla da padrone i carri allegorici costruiti ad arte dagli oratori della città che hanno avuto come tema il mondo e le sue diversità, mentre tutto intono, grandi e piccoli colori e musica si sono mescolati in un crescendo di follia e spensieratezza che hanno ridato a questa ricorrenza un valore che avevo quasi smarrito. Probabilmente se non avessi avuto due bimbi da accontentare, non ci sarei andato, ma questa giornata mi ha fatto capire che è importante che noi adulti restiamo sempre ben legati a quel sottile filo che ci lega ancora alla nostra infanzia.

Le strade sommerse di coriandoli che pareva aver nevicato e lo spettacolo sempre bello, genuino e ogni volta nuovo della bravissima Fabiana  hanno fatto da cornice a questo bellissimo evento. Fabiana ha saputo come sempre catalizzare l’ attenzione di tutti i bambini anche se davvero non era facile visto che pareva di vivere in un cartone animato. Complimenti a lei ed agli organizzatori. Naturalmente aspettiamo nuovi eventi di questa portata perché Treviglio se lo merita!
Marco

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…pareva la luna piena…

harvest-moon-1828012__340“…..più io provavo a trascinarla allo scoperto e coinvolgerla nel mio voler fare chiarezza, più lei si rifugiava nella penombra. Pareva la luna piena quando si acquatta dietro il bosco e i rami le scarabocchiano la faccia….”

Da “Storia di chi fugge e di chi resta” di Elena Ferrante. Un libro che sto leggendo e che vi consiglio.

Marco

“Carnevale a Treviglio”   Leggi e commenta il mio articolo che apparirà LUNEDI’ 06 Marzo sul sito marcoscrive.wordpress.com

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The best of….

Leggi e scarica The Best Of marcoscrive.wordpress.com

mobile-phone-1875813__340contenente le pubblicazioni che hanno avuto un maggior numero di visualizzazioni su marcoscrive.weordpress.com a Gennaio e Febbraio

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Miracol si grida

20170218_111859Sono passati ormai quasi 500 anni da quello storico 28 febbraio del 1522, quando il Generale Lautrec a guida dell’esercito francese, fermò le sue truppe pronte a radere al suolo Treviglio inginocchiandosi e deponendo l’elmo e la spada di fronte all’immagine della Madonna dipinta sul muro del Sant’Agostino, che inspiegabilmente piangeva e che continuò a piangere per circa sei ore. I trevigliesi riuniti in santuario in preghiera, restarono increduli di fronte a questo miracoloso avvenimento, reso ancor più eccezionale per il fatto che fosse un generale temuto e ritenuto “più duro del diamante più crudo della tigre, più saldo dello scoglio” come Lautrec, ad essersi fermato salvando i trevigliesi dalla distruzione e dalla fine.

E’ da quella storica data che ogni anno i trevigliesi ricordano il miracolo con una giornata di festa ricca di eventi e di appuntamenti da non perdere per continuare una tradizione così bella ed importante, che non si è persa e che dovremo noi con le nuove generazioni, portare avanti e tenere viva anche in quest’epoca che forse da questo punto di vita è più fredda e cinica. E’ bello ricordare sempre che la giornata del 28 Febbraio va celebrata partendo dal mattino, con la messa del miracolo delle 8.00 in Santuario e mi rivolgo soprattutto a chi, come me, non è un assiduo frequentatore della chiesa, ma questo è un appuntamento diverso più profondo e che sento in modo particolare. 20170218_112032Dopo la messa, in una sala comunale, vengono anche assegnate le benemerenze civiche ai trevigliesi che si sono distinti nel campo della solidarietà. Nella giornata poi non può mancare la classica passeggiata in mezzo alle bancarelle dove comprare i biligoc, mentre la rievocazione storica “Miracol si grida” viene fatta per tradizione la settimana successiva alla festa.

Penso che ancor più miracoloso di quel pianto della Madonna definita poi la “Madonna delle lacrime”, sia il fatto che questa storia sia arrivata intatta, pregna di emozione e di partecipazione fino ai giorni nostri e questa è a mio parere una cosa che ci può far ben sperare per il futuro e per le generazioni che verranno.

Marco

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Egli aspettava,aspettava….

EGLI ASPETTAVA, ASPETTAVA. LE AUTO GLI PASSAVANO DAVANTI….ice-cubes-1914351__340

ed insieme ad esse l’intera sua vita. L’attesa fu ampiamente ripagata da quella splendida visione inaspettata che lo lasciò senza parole….

Marco Conti 23-01-17 per Radio1 Rai Plot Machine

 

“Miracol si grida!”   Leggi e commenta il mio articolo che apparirà LUNEDI’ 27 FEBBRAIO sul sito marcoscrive.wordpress.com

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Michele

 

“…Tenetevelo voi questo modello di pianeta in cui se non corri e non arrivi primo non hai diritto nemmeno ad una briciola di felicità. Tenetevelo voi, io non c’entro nulla con tutto questo. Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico. Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico modello possibile, il modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi….”the-offence-2048413__340

Queste le angoscianti parole scritte da un ragazzo di 30 anni prima di togliersi la vita. I genitori di Michele, hanno deciso di pubblicare questa lettera per farsi carico e portare avanti il disagio evidenziato dal figlio stanco del suo continuo precariato, dei rifiuti, delle ipocrite e false pacche sulle spalle, di una vita da sconfitto. In questo documento, Michele ci fa capire il livello che ha raggiunto la società in cui viviamo; una società in cui ormai prevale sempre più il “vincismo”: o sei il migliore o non sei nessuno. In realtà l’Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro, ma da quando il lavoro non c’è, chi ne ha il potere lo esercita schiacciando e rovinando le nuove generazioni. I colloqui di lavoro, diventano una vera parodia di quello che in realtà dovrebbero essere: se hai troppe conoscenze non vai bene perchè pretendi un certo tipo di stipendio, se ne hai troppo poche non sei all’altezza, se hai famiglia sei  un peso, se sei single sei il primo ad essere lasciato a casa, insomma la nostra società si sta davvero trasformando in una giungla nella quale siamo costretti ad addentrarci per poter vivere….o forse sarebbe il caso di dire SOPRAVVIVERE….

lily-2032690__340Il disagio di Michele è quello di tanti altri giovani che pur avendo studiato non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro oppure lo fanno nel peggiore dei modi: attraverso il precariato che li rende succubi del datore di lavoro e perennemente insicuri, li svuota da progetti e idee che non possono decollare essendo messi in stallo dal continuo rinnovarsi di una pratica crudele come quella della conferma ogni mese o addirittura ogni settimana. I genitori di Michele hanno tutta la mia stima. Decidere di rendere pubblica una tragedia privata che porta con sè anche molti sensi di colpa sulla possibilità che magari avrebbero avuto di aiutarlo a superare questo disagio, è un atto che merita rispetto e visibilità. Per il poco che può sentire, ho ritenuto giusto parlarne.

Ci sono speranze di salvare una società malata al punto da portare un ragazzo al suicidio perchè è stanco di non sentirsi mai all’altezza, mai adeguato?

Marco

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