Stefano Labbia

Piccole vite infelici

Buongiorno! Oggi vorrei presentarvi un giovane autore italiano di origine brasiliana: Stefano Labbia. Prima di parlarvi del suo ultimo romanzo “Piccole vite infelici” vi invito a leggere questa breve ma interessante intervista:

Ciao Stefano, parlami un po’ di te

Che dire… grazie per questa fantastica opportunità, innanzitutto! Se dovessi descrivermi direi che sono un giovane autore che cerca di esprimere se stesso e ciò che vede attraverso i propri scritti, siano essi romanzi, poesie, comics o sceneggiature.

Cosa ci puoi dire del tuo ultimo libro?

“Piccole vite infelici” è il mio primo romanzo. Dentro trovate un piccolo spaccato italiano – non solo romano, dato che è ambientato a Roma – fatto di gioie, dolori, amori, liti, invidie e chi più ne ha ne metta. Insomma… è vita vera. Ma è anche sognata, desiderata, sperata…

A cosa ti sei ispirato?

A tutto quello che ci circonda. A stralci di giornale, a uomini e donne che incontri in metropolitana e senti parlare di quello che vivono. Ad amarezze, delusioni, amori platonici, idealizzati, a speranze, a violente passioni. Si può dire che la vita stessa mi ha ispirato, posando la penna su carta al mio posto. Sussurrandomi alle orecchie di queste “piccole vite infelici”. Ricordo ancora la genesi del titolo: ero in un fast food – giro spesso Italia ed Europa e per questo mi capita di dover reinventare il concetto di “ufficio” spesso e volentieri – e mentre pasteggiavo con il cappuccino (ok… chiamarlo così può essere blasfemo visto il risultato finale!) mi venne in mente. Il titolo provvisorio del romanzo che avevo messo in scrittura era “Storia di una vita”. Credo che Piccole Vite Infelici renda decisamente di più…

Si riferisce a fatti/episodi particolari della tua vita, che ti hanno colpito?

Si e no. Posso dire che non ho avuto il “piacere” di avere una vita come quella di Melina ad esempio… O di avere alcuna affinità con Caio Sano o con Maya. Posso dire di conoscerli? In un certo qual senso… sono persone comuni. Hanno pregi (?!) e difetti come chiunque altro. Perché hanno i nostri atteggiamenti, le nostre amarezze, i nostri enormi punti di domanda sulla testa che pendono come spade di Damocle. Qualcuno ha un ego più spropositato di un altro. Qualcuno ha la “soglia del dolore” più accentuata rispetto al proprio vicino. Qualcuno manca di tatto e di educazione. Ma… siamo umani. Proviamo sensazioni. Emozioni. Anche se spesso le neghiamo. Persino a noi stessi…

Perché hai scelto questo titolo?

Credo involontariamente di aver già risposto a questa domanda: Marco Marcello, Caio Sano, Maya e Melina, i protagonisti hanno vite non proprio felici. Piuttosto caotiche. Convulse. E senza sale. Desiderano, vogliono. Ma non lottano. Non ce la mettono tutta per riuscire. Il punto di rottura avviene quando si conoscono, quando si incontrano ed iniziano a collaborare, volente o nolente. Si confrontano. Si analizzano, si scrutano. E si giudicano l’un l’altro. E si vedono allo specchio. Sapranno ripartire o si fermeranno ai box della vita?

Per scrivere il libro hai avuto bisogno di approfondimenti particolari?

Si e no, anche qui. I miei amici e i miei lettori mi hanno supportato (e sopportato) durante il percorso di scrittura dove, in questo caso, parlando di “vita vera” ho dovuto aguzzare vista e udito per così dire. Prendere ogni atteggiamento, ogni negligenza, ogni mania da chi mi circondava è stata per me una lezione di vita. Ho appreso che abbiamo l’un l’altro più cose in comune di quante ne ammetteremo mai. Il libro in pratica si è scritto da solo. Aveva tanto da dire. Ha tanto da dare.

Per i personaggi ti sei ispirato a qualcuno di reale o sono frutto della tua fantasia?

Diciamo che ci sono tracce di me. Della ragazza che ho incrociato in metropolitana. Dell’uomo d’affari che ho sentito parlare in treno. Ci sei anche tu che leggi, si: l’umanità è varia e variegata ma alla fin fine abbiamo moltissimi atteggiamenti in comune. Quindi si: dentro trovate l’essenza dell’umanità.

Quanto c’è di te nei tuoi libri?

Spesso tanto, a volte niente. Sono storie che la mia mente partorisce ispirate da fatti che ho appreso. Insomma voglio dire… se un autore scrive un romanzo che ha come oggetto un parricidio non per forza vuole vedere suo padre morto, giusto? Io metto passione e preparazione (studio molto se devo / voglio parlare di qualcosa che non so) in ogni cosa che faccio. Non avrebbe senso altrimenti… In un certo senso si può dire che metto tutto me stesso dentro ai miei scritti.

Lascia un messaggio agli utenti del blog.

Aspetto con ansia di sapere da Voi tutti qual’è il vostro personaggio preferito tra quelli principali del romanzo! E soprattutto… perché?! Buona lettura!!!

Grazie a Stefano, per questa bella intervista, ma anche per lo spazio che a sua volta mi ha riservato sul suo blog con questa Presentazione/Intervista     che vi invito a leggere.

Ora lascio che sia il suo romanzo, che vi consiglio, a parlare per lui e a presentarsi:

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Sulle pagine di  Facebook potete trovare l’evento della Presentazione del suo nuovo libro, “Piccole Vite Infelici” edito da Maurizio Vetri Editore, presso l’hub culturale Coaster il 9 Novembre.   ECCOLO

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La Trama

Aveva appena compiuto quarant’anni, e da tutti era soprannominato Caio Sano. Caio perché ricordava, seppur di origini toscane, un romano verace, sguaiato, contraddittorio e pigro. Sano perché si professava un ateo – che ce l’aveva col mondo intero – e dunque, secondo la sua coscienza, era uno dei pochi sani in un pianeta di pazzi. Caio aveva problemi di fiducia in se stesso, un po’ come tutti, direte voi. Ecco…

Giorni   nostri.   Quattro   personaggi   in   cerca   di   pace nella   quotidianità   caotica   del   mondo   (a)sociale   del nuovo   millennio.   Quattro   persone   si   incontrano,   si sfiorano,   collaborano,   vivono,   si   amano.   Poi   si perdono   di   vista,   perdono   opportunità,   occasioni, fanno scelte (talvolta opinabili), si maledicono. Come se niente fosse. Come se tutto ciò che hanno condiviso   nel   passato   recente   non   avesse   alcun   valore.   Ne   emotivamente,   nè   lavorativamente.

Piccole vite infelici parla delle esistenze di Melina, Marco Marcello, Caio Sano e Maya in una Capitale d’Italia glaciale, non per il freddo ma per la nuda e gelida umanità che la anima. Una Roma multiculturale nel 2015 che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti bramosi di essere finalmente valorizzati dall’altro e maledettamente insicuri e complessati nei loro confronti al contempo. Una città,   Roma,   che   sa   amarli   per   poi   nascondersi   tra   le   pieghe   della   sua   imponente   fragilità, raggomitolandosi su sé stessa per giocare al gatto con il topo con i suoi cittadini tutti. Che l’abitano, la visitano, la colorano. E poi la violentano brutalmente senza alcuna pietà.

Tutti i romanzi di Stefano Labbia e il suo Bookstour:

Piccole vite infelici

In bocca al lupo a Stefano Labbia che mi auguro di avere ancora ospite sulle pagine del blog marcoscrive

 

Marco

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