Profumi e ricordi

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Lo ricordavo più grande il cortile antistante la cascina, non so se a distorcere la realtà, sia la mia memoria o gli occhi di bambino con cui la guardai l’ultima volta. Attraverso il porticato e mi fermo davanti al portoncino d’ingresso. Appoggio a terra le borse e cerco nella tasca quella vecchia chiave che mi affretto a inserire nella toppa. Il portoncino si apre cigolando e trascinando con sé, un fascio di luce che strappa dal buio e dal passato i primi suppellettili. Immobile davanti alla grande cucina, rivedo e ripercorro momenti di quel passato così distante, ma ancora così vivo. Attraverso la stanza quasi in punta di piedi, lascio le borse sul tavolo e spalanco le pesanti persiane. Tutto è come lo ricordavo: l’antico buffet intarsiato dove mia nonna teneva piatti e tazzine, la poltrona sgangherata con il grande cuscino colorato, l’armadio a muro e la stufa a legna ancora in buono stato. 1Sul lato opposto, il piccolo fornello bianco e il lavandino posto nell’unico angolo piastrellato della cucina.

A delimitarne il perimetro, le sedie in legno scuro. Mentre svuoto le borse della spesa sul grande tavolo centrale, ricoperto con la solita tovaglia a fiori grandi e colorati, mi lascio avvolgere dal profumo e dai colori dell’alloro, del rosmarino, della zucca, dei pomodori e di tutti gli ortaggi che serviranno per quel minestrone che mia nonna mi insegnò ad amare. Alzo lo sguardo e mi accorgo che i miei fratelli sono dinanzi a me. Non li ho sentiti entrare, ma ci sono tutti. Li rivedo dopo tanti anni, tante incomprensioni e troppi silenzi. Vogliamo ripartire da qui, provando a fare insieme quel minestrone che ci piaceva tanto.