A mio padre….

 

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Il Toro non è solo una squadra, non è solo calcio, il Toro è passione, è anima , è cuore.Tutto questo mi ha trasmesso mio padre.

Mio padre… l’ho perso troppo presto per poter capire.

A 19 anni si hanno in testa tante cose , ma di sicuro non si immagina che un genitore ci possa lasciare improvvisamente, anche se soffre , anche se sta male praticamente da sempre.

I miei primi ricordi legati al Toro risalgono all’infanzia.

Era la fine degli anni settanta, a quei tempi ero un ragazzino e guardavo mio padre esultare ad ogni goal, ad ogni partita vinta. Ricordi piacevoli, di domeniche caratterizzate dal profumo delle lasagne e della torta che mia madre immancabilmente preparava; dalle partite e dall’appuntamento serale con novantesimo minuto del grande Paolo Valenti. Domeniche semplici, domeniche di tensione nell’attesa che il Toro segnasse, o che tirasse un rigore. Ricordo ancora mio padre seduto al tavolo con davanti la sua radio a transistor e l’immancabile schedina. Si aspettava, si soffriva, poi finalmente il goal seguito da quell’esplosione di gioia che mi coinvolgeva e che sentivo ogni giorno sempre più mia .

Gli chiedevo di raccontarmi del Grande Toro, di Valentino, di Bacigalupo e lui mi ripeteva orgoglioso tutta d’un fiato l’intera formazione, fiero di quei ragazzi entrati per sempre nella storia. Poi a conclusione di quello che era ormai diventato un rito e che si ripeteva ogni volta che si parlava del Grande Toro, andava a cercare fra i suoi cimeli più preziosi, i giornali di quel giorno maledetto in cui furono spazzati via. Mi mostrava le fotografie, i racconti delle loro vite, delle loro storie più intime e spesso si commuoveva graffiandomi l’anima e trasmettendomi un’emozione senza paragoni.

Sono questi i miei primi ricordi legati al Toro, ricordi inscindibili da quell’uomo che con coraggio ha affrontato le tante insidie che la vita gli ha riservato. Umiltà, dignità e forza di volontà sono valori che mi ha trasmesso anche attraverso il Toro. Quella grinta che gli apparteneva, che lo spingeva a rialzarsi anche quando tutto sembrava essere contro di lui, quella forza di volontà che lo portava a non mollare mai, ad  esserci sempre e comunque e l’umiltà con cui ha sempre vissuto, sono valori che si riallacciano al popolo granata. La sua vita è lo specchio della storia granata ; il granata era dentro di lui, dentro quel cuore che batteva a mille allora quando in TV apparivano i suoi idoli, quando la curva gridava Toro! Toro! ed il Toro lottava fino all’ultimo secondo disponibile e se non arrivavano le soddisfazioni, rimaneva l’orgoglio di appartenere a quel popolo che pur non avendo la bacheca piena di trofei è sempre stato lì pronto a sventolare la propria bandiera.

Ricordi che riaffiorano alla mia mente, ricordi indelebili che fanno parte di me, del mio modo di essere , del mio modo di vivere. Sembra paradossale, ma la realtà è che essere del Toro non è semplice tifo, va oltre la partita della domenica, va oltre gli sfottò che si tramandano da padre a figlio, fra granata e bianconeri . Essere del Toro vuol dire appartenere a un gruppo , a una famiglia , vuol dire sentire quella maglia marchiata a fuoco sulla pelle, vuol dire emozionarsi davanti alla lapide di Superga anche se quegli uomini non li abbiamo conosciuti, anche se siamo nati dopo e li abbiamo vissuti solo nei racconti di chi ci ha preceduto. Ho sempre percepito la diversità tra noi e gli altri come qualcosa di impalpabile, ma tremendamente reale. Ogni volta che mio padre parlava del Toro , lo faceva con una forma di amore e rispetto che va oltre qualunque discorso ad esso legato. Ricordo la puntualità con cui onorava l’incontro annuale al Toro Club per rinnovare la sua tessera e condividere con gli amici la sua gioia di appartenere a questa grande famiglia.

Era una domenica speciale, irrinunciabile , era un modo anche per coinvolgermi in una cosa da fare insieme, solo io e lui.  Lo si percepiva già dal mattino che sarebbe stata una domenica diversa dalle altre: quando mi svegliavo, lo trovavo già seduto in cucina, vestito di tutto punto con la tessera del Toro Club che spuntava dal taschino della camicia o della giacca e l’immancabile cravatta granata con il toro dipinto nel mezzo. Mi guardava con soddisfazione, e mi ripeteva per l’ennesima volta l’orario del ritrovo quasi a sottolineare l’importanza di arrivare puntuali. Poi come al solito eravamo i primi, ma era bello così perché avevamo tutto il tempo di rinnovare la tessera e ritirare il nostro gadget che anche se era solo una semplice spilla , una sciarpa o la fotografia della squadra, ci dava un senso di appartenenza al gruppo , un modo per sentirci uniti.

Poi gli argomenti erano sempre gli stessi, ma ogni volta li ascoltavo volentieri , come se fosse stata la prima volta. Si parlava del derby , dell’idolo del momento, da Schachner a Junior, da Martin Vasquez a Lentini , di quanto era bello vederli giocare o di quando Pulici aveva partecipato a una cena del Club. Mio padre era li, a difendere i ragazzi, a ricordare di quella volta in cui aveva incontrato  Ferri , della stretta di mano data a Pulici o ad esibire il tesserino della Pirelli con l’autografo di Radice. Parlava di soddisfazioni che presto o tardi sarebbero tornate.

Ed infatti le soddisfazioni arrivarono davvero e fu splendido quando il Toro vinse la finale di coppa Italia contro la Roma  dopo aver sofferto come sempre, come da DNA GRANATA  o quando giunse alla finale di coppa Uefa dopo aver battuto niente meno che il Real Madrid.

Una finale indimenticabile che ci vide uscire imbattuti dal doppio scontro con l’Aiax ; finale sfortunata di cui l’immagine emblematica fu  quella sedia alzata al cielo da Emiliano, quasi a voler scomodare i santi, quasi a chiedere una giustizia divina che non venne e che ci lasciò con l’amaro in bocca , ma anche con la consapevolezza di aver scritto una delle pagine migliori della storia recente del Toro.

Immagini splendide in cui l’unico rammarico è di non averle vissute con lui, con mio padre: il raggiungimento di un traguardo storico per una squadra amata come il Toro aveva portato tanto entusiasmo anche in chi non era tifoso. Così gli amici mi proposero di organizzare una serata per vedere la finale tutti insieme, al maxi schermo del bar dove eravamo soliti andare. Mio padre capì che era giusto che lui rinunciasse ad avermi con se, che era giusto che io andassi con gli amici e mi spinse a farlo. Purtroppo non potevo immaginare che il tempo a nostra disposizione era ormai poco e che non avremmo avuto altre occasioni per gioire e soffrire insieme.

Se potessi parlargli ancora una sola volta , se avessi un solo minuto a disposizione da trascorrere con lui gli direi che anche io oggi sono padre e che spero che anche i miei figli respirino da me la stessa semplicità, forza e gioia di vivere che mi ha trasmesso ed abbracciandolo gli direi :

…..grazie davvero di tutto e…..FORZA TORO!

Marco