LEGGI UNO STRALCIO

CAPITOLO 1

Mercoledì 18 Gennaio 2006

Silenzio…. unico testimone di una fine annunciata , di un fallimento già scritto. Finalmente qualcuno fra noi ha avuto il coraggio di dire basta , di dare un taglio netto ad una vita vissuta ormai solo di riflesso . Quel qualcuno ovviamente non sono io , ma Sabrina. Mentre riempie le sue valige del nostro passato e di quel futuro che ci eravamo promessi , ma che nessuno di noi ha saputo dare all’altro , i miei pensieri confusi galleggiano nell’aria pesante della stanza . Non soffro nel vederla andar via per sempre , non provo rancore , a dire la verità non provo proprio nulla . Me ne sto seduto e mi lascio trascinare dai ricordi che vengono a galla spinti dagli oggetti che Sabrina ripone negli scatoloni e mi rendo conto che tutto è ormai perso da troppo tempo e che devo cercare attraverso la solitudine e l’introspezione , i motivi di questa assenza di emozioni .

Cerco di aiutarmi in questa difficile analisi , di mettermi in discussione , lasciando che siano proprio i ricordi ancora limpidi, quasi palpabili a trasmettermi un’emozione.

Nei miei occhi fissi e persi nel vuoto , improvvisamente si riaccendono i colori di quel giorno in cui la conobbi . Era l’estate del 1990 . Ricordo che come ogni mattina , passeggiavo sulla spiaggia deserta di Rimini , aspettando che il sole si fosse completamente alzato . Me ne stavo seduto immobile e tutto intorno a me pareva aspettare quell’attimo preciso in cui quell’enorme palla rossa si sollevava pesantemente , regalandomi una sensazione impagabile , di contatto con il mondo e con la mia anima . Dopo quei momenti di solitudine e di pace interiore per me imprescindibili , ritornavo a passeggiare fino al bar della spiaggia dove facevo colazione. Era un rito , un’emozionante e piacevole momento della mia giornata che non potevo e non volevo dividere con nessuno. Quella mattina però , Sabrina improvvisamente cambiò lo scenario della mia vita diventandone subito protagonista . Assorta nella lettura di un libro , non mi vide arrivare. Il copricostume bianco che indossava , metteva in risalto il nero dei suoi capelli . La sua pelle chiara , mi faceva pensare che fosse appena arrivata . Era davvero bella , non potevo non averla notata prima. Mentre la osservavo, il vento fece rotolare la matita che teneva vicino al libro e la fece cadere. Mi avvicinai e la raccolsi, pensando per un ‘ attimo che qualcuno avesse voluto farci incontrare. Ricordo ancora il suo sguardo vagamente turbato dal mio gesto inaspettato e subito i suoi occhi verdi nei quali mi persi. Mi fece un timido sorriso per poi distogliere subito il suo sguardo dal mio. Le poche lentiggini disegnate in modo irregolare sul suo volto , davano la percezione di quanto fosse delicata la sua pelle . Sfilò con un gesto veloce il nastro con cui teneva raccolti i capelli , lasciando che scivolassero in modo naturale intorno al viso. Fu un gesto fugace , istintivo , un gesto singolare per quanto mi rivelò di lei e della sua timidezza . Il rumore del vento che scuoteva gli ombrelloni , il ruggito del mare ora agitato e inquieto ed il vociare dei pochi bagnanti , parvero improvvisamente più lontani . Lasciai che la paura di perdere quel contatto improvviso con la sua mano tesa verso la mia , svanisse spazzato via dalla consapevolezza che la vita sia una follia da odiare per quanto possa far soffrire , ma anche da amare per la stessa sofferenza che ce la fa percepire. Mi lasciai guidare dall’istinto mi feci trasportare ed assaporai il gusto più profondo di quell’attimo . Io e lei , null’altro al di fuori di noi in quel momento irripetibile ; non ricordo rumori , profumi angosce o stati d’animo particolari , solo il calore della sua mano che dopo alcuni istanti in cui i nostri occhi si scrutarono e si piacquero e i nostri cuori palpitarono all’unisono , sfilò delicatamente dalla mia provocandomi un fremito . Eravamo fatti l’uno per l’altra ed il tempo lo avrebbe dimostrato.

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