Giù il sipario

-Buona serata Luigi!-

-Buona serata Ingegnere!-

Sono le 20.00, non devo guardare l’orologio per saperlo, basta il saluto dell’Ingegner Ravelli per capire che un’altra giornata se n’è andata. Sono vent’anni che esce alla stessa ora dall’ufficio salutandomi nello stesso modo. Mi guardo intorno: l’ufficio è deserto, la luce del neon emette quel rumore metallico e fastidioso a cui non mi sono mai abituato e di cui mi accorgo solo quando tutto il resto tace. Sono l’addetto alle pulizie da ormai 30 anni. Penso e a quante storie, facce e voci, si sono rincorse e intrecciate fra questi tavoli, fra questi muri e a come sono cambiate le cose e gli attori di questo teatro che ogni giorno va in scena, simile ma mai del tutto uguale al precedente. Mi accorgo che ovunque il mio sguardo si posi, i ricordi si animano di voci e colori. La macchina del caffè, moderno e irrispettoso confessionale, raccoglitore di storie private più o meno vere, più o meno scabrose, ha visto e salutato tutti coloro che si sono alternati su questo palcoscenico, i cui attori sono stati amici o nemici, rivali o alleati, amanti clandestini o perfetti sconosciuti che hanno condiviso gli stessi spazi e le stesse monotone abitudini. Mi guardo intorno un’ultima volta prima di spegnere per sempre i riflettori, prima di dire addio a questo spaccato di mondo.

Da domani sarò in pensione.

Spengo la luce e dal silenzio del corridoio, odo un vociare via via sempre più intenso: sono tanti, non so se ci sono tutti, ma vedo volti che non vedevo da anni e altri che avevo appena salutato. Sono qua per festeggiare l’inizio della mia nuova vita e io con loro chiudo questo capitolo sperando di aver lasciato qualcosa a ognuno, ma certo di avere imparato qualcosa da tutti.

 

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